Curiosando nella “storia della moda”: gli anelli/ Looking through “the fashion history”: rings

Gli anelli, considerati gli ornamenti più importanti delle mani sono stati utilizzati fin dall’età del bronzo, erano ben conosciuti presso greci e romani e durante il medioevo non hanno perso la loro rilevanza.

Naturalmente anche gli anelli sono stati sottoposti ai capricci della moda e pertanto in alcuni periodi cadono in disgrazia rispetto ad altri tipi di gioielli. Per esempio quando i francesi entrano a Napoli, nel 1266, agghindarsi le dita diventa una rarità mentre vengono considerate un lusso stravagante le grandi e pesanti catene d’oro che gli angioini ostentano al collo.

Nel Quattrocento riprende l’uso intensivo degli anelli: d’oro se nuziali, gemmati negli altri casi.

Tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento gli ornamenti per le dita vanno nuovamente fuori moda. Leonardo da Vinci ritrae La Gioconda senza alcun gioiello addosso. Nel sacco di Roma (1527) i lanzichenecchi rompono gli anelli che trovano nei palazzi nobiliari per impossessarsi dell’oro, mentre buttano via i cammei romani che vi sono incastonati, spesso più preziosi della montatura aurea.

Verso la fine del Cinquecento e per il secolo successivo si assiste invece ad un ritorno: gli anelli sono massicci, con una sola pietra incastonata in un ovale e se ne porta uno per mano, di solito all’indice o al mignolo.

Tra le varie pietre preziose i brillanti arrivano per ultimi. Compaiono tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento: il diamante tagliato a rosetta era già conosciuto dalla prima metà del Cinquecento, ma un secolo e mezzo dopo viene travolto dall’irrefrenabile successo del brillante. Il primo a realizzare il taglio a cinquantotto faccette – detto brillante triplo- con il contorno di pietra leggermente ovale risulta essere il veneziano Vincenzo Peruzzi sul finire del Seicento;. ancora oggi è il taglio più usato e continua ad essere conosciuto con il nome del suo inventore. Al tempo Venezia era la capitale del taglio dei diamanti.

Nel XVIII secolo aumenta ulteriormente l’utilizzo del già diffuso corallo e si sviluppa anche un’interessante ricerca di nuovi materiali, come il cristallo piombino che viene chiamato strass dal nome del suo inventore, l’alsaziano Georg Friederch Strass che attorno al 1730 ideò l’imitazione del brillante.

Sul finire del Settecento si registra una nuova svolta: l’abbandono dei monili sfarzosi mentre si comincia ad apprezzare il valore del semplice. Da un lato si affermano linee più pulite, dall’altro si inventano nuovi tipi di gioie, in precedenza sconosciute. E’ il caso dei gioielli da lutto, realizzati con pietre scure come il giaietto, l’ametista o l’ossidiana oppure che racchiudono i capelli della persona amata.

Nel settecento sono in voga gli anelli da uomo che vengono portati all’anulare o al mignolo. Tornano ad essere molto di moda anche gli anelli con cammei, antichi o imitati oppure con una miniatura in smalto che di solito rappresenta un volto femminile.

Il concetto di semplicità che si afferma sul finire del Settecento –e perdura ancora ai nostri giorni– si ripercuote lungo l’Ottocento, secolo in cui si continuano a portare numerosi anelli su entrambe le mani, ma si preferiscono le linee sobrie.

Sul finire del secolo l’ultima moda esige una sola pietra preziosa, grossa e montata su un sottile cerchietto d’oro; l’anello può essere infilato sopra il guanto, con gusto esibizionistico, per evidenziare lo straordinario valore della pietra.

L’inizio del Novecento segna l’apogeo del solitario, ovvero un grosso brillante montato su un anello che può avere forma diversa se destinato ad una mano femminile o ad una maschile. L’uso dell’anello d’oro da uomo, preferibilmente guarnito da un prezioso brillante ed all’inizio proprio di aristocratici e ricchi commercianti, perdura fin dopo la seconda guerra mondiale ma finisce via via per perdersi.

 

Rings are considered the most important hand ornaments that had been used since the Bronze Age, they were well-known by the Greeks and the Romans, and during the Middle Age they didn’t lost their relevance.

Naturally rings had been subjected to the fashion fancies too, so in some periods they fell into disgrace in comparison with other kinds of jewels. For instance, when the French get in Naples in 1266, to dress oneself up fingers became a rarity while it was considered a peculiar luxury the big and heavy golden chain that the Angevin showed off their necks.

In the fifteenth century it took again the intensive used of rings: gold for weddings, bejewelled in the other cases.

Between the end of the fifteenth century and the sixteenth century the hand ornaments were again out of fashion.

Leonard of Vinci drew La Gioconda without any jewel on.

During the Roman sack (1527) the Lansquenets broke the rings that were in the noble palaces to take possession of the gold, while they threw away the Roman cameos that were been set in the rings, which were often more precious than the golden mounting.

On the contrary, towards the end of the sixteenth century and for the following century there was a return to the rings: they were massive with only one oval stone set. People wore a ring by the hand, usually at the forefinger or at the little finger.

Among precious stones brilliants arrived last. In fact they appeared between the end of the seventeenth century and the beginning of the eighteenth century, the rose-cut diamond was already known since the first half of the sixteenth century, but after one century and half it was swept away by an unrestrained successful of brilliants.

The first person who made the fifty-eight faces cut -named triple brilliant- with the stone edge lightly oval springs- was the Venetian Vincenzo Peruzzi towards the end of the seventeenth century; nowadays this is the most cut still in use and it continues to be known with the name of his inventor. At that time Venice was the diamond-cut capital.

In the eighteenth century the use of the already diffused coral further increased and an interesting pursuit of the new materials was also developed, like the plummet crystal which was called “strass” by the inventor’s name, the Alsatian Georg Friederch Strass that around 1730 conceived the brilliant imitation.

Towards the end of the eighteenth century a new turning point was recorded: the abandonment of the sumptuous jewels while it began appreciating the simple values. On the one hand cleaner lines imposed, on the other hand new kinds of joys, previously unknown, were invented. It was the case of mourning jewels, made with dark stones: like jet, amethyst or obsidian which contained loved person’s hair.

The men’s ring, worn on the annular or the little finger, were in fashion in eighteenth century.

It also became very fashionable again rings with ancient or imitated cameos or with an enamel miniature which represented a female face.

The simplicity concept that was affirmed towards the end of the eighteenth century -and nowadays still  continues-   had repercussions throughout the nineteenth century in which people continued to wear many rings on both hands and they preferred rings with sober lines.

Towards the end of the eighteenth century the last fashion was wearing only a precious and big stone mounted on a thin gold ring; the ring can be threaded upon glove, with an exhibitionistic taste to point out the extraordinary value of the stone.

The beginning of the twentieth century marked apogee of the solitaire, that is a big brilliant mounted on the ring which could have a different sharp if it was intended for a female or a male hand.

The use of men’s gold ring, preferably decorated by a precious brilliant and at the beginning used by aristocrats and rich shopkeepers lasted until after the Second World War but later this fashion gradually ends.

 

Bibliografia/Bibliography

Alessandro Marzo Magno, 2016, Con Stile. Come l’Italia ha vestito (e svestito) il mondo, Milano, Garzanti S.r.l.

« Partecipazione a “ROMA IN ARTE”, mostra internazionale d’arte, Arte Borgo Gallery, Roma, maggio 2018/ Participation in “ROMA IN ARTE”, international art exhibition, Arte Borgo Gallery, Rome (Italy), May 2018
Partecipazione a “Il Fascino dell’Invisibile”, Mostra Internazionale d’Arte, Sala Orsini a Palazzo Chigi, Formello, Roma, Giugno-Luglio 2018/ Participation in “The Fascination of the Invisible”, International Art Exhibition, Orsini Hall in the Chigi Palace, Formello (Rome, Italy), June-July 2018 »